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Parco Del Pollino

Parco del Pollino

Il Parco Nazionale del Pollino, istituito già nel 1989 e poi definitivamente normato dalla Legge Quadro sulle aree protette nel 1991, è la più grande superficie in Italia sottoposta a tutela. Vanta grandi spazi, montagne e canyon di inestimabile valore naturalistico, paesaggistico e storico. Ricco di biodiversità, è l’unico parco in Italia che porta come stemma un albero: il pino loricato, una conifera venuta dai Balcani, unica nel nostro Paese, longeva e di dimensioni ragguardevoli (il Patriarca quest’anno compie 983 anni e misura una circonferenza di 604 cm). È posto a cavallo di due mari – Tirreno e Jonio – e ricade su due regioni – Basilicata e Calabria. Vanta di avere le cime più alte dell’Appennino Meridionale e del Sud Italia (ad eccezione dell’Etna). La particolare esposizione ai vari climi crea paesaggi vari e diversi per vegetazione, rocce e fauna. Il versante che da sul Tirreno, molto umido, altrettanto piovoso, origina grandi foreste, pianori e radure splendide; invece il lato che è esposto verso lo Jonio, offre paesaggi superbi, canyon spettacolari (uno su tutti quello del Raganello), ambienti severi, plasmati dal freddo, dal caldo e da impetuosi torrenti che scavano nelle profondità intime della montagna forre e dirupi da far girare la testa. Un Parco ricco anche di testimonianze storiche fatte di castelli (per la maggior parte ruderi) testimoni di cruente battaglie con le invevitabili conseguenze, santuari e monasteri, religiosità e spiritualità orientale, comunità arabresche testimoni di antiche fughe da località minacciate da guerre e carestie. Notevole l’ospitalità della popolazione. Questo e tanto altro è racchiuso nel perimetro del Parco nazionale del Pollino.

Programma

1° giorno — Arrivo a Rotonda (PZ). Sistemazione in hotel. Cena e pernottamento.

2° giorno — Trasferimento al Piano di Novacco di Saracena (1311m). Trek (IT 631): salita ad Acqua di Scifarello (1550 m)/ Piano di Caramolo (1572m – ruderi rifugio)/ Monte Caramolo (1827 m). Variante: La Palmenta (1341 m)/Piano del Minatore (1396 m)/ Piano di Novacco. Tempi di percorrenza: 7 h a/r it 631 . con variante 9 h. Difficoltà: E. Rifornimento idrico: Acqua di Scifarello. Questo percorso fa parte della rete sentieristica del Parco nazionale del Pollino. Testimone di un periodo storico che richiama i grandi disboscamentiper la costruzione di ferrovie decauville e la lavorazione del legname. Il sentiero in gran parte ripercorre le stradine ferroviarie oggi trasformate in sterrate. II gruppo del Monte Caramolo è costituito da una serie di brevi dorsali fittamente ricoperte di foreste di faggi: Serra della Lupara (m 1803), Timpone Scifarello (m 1765), Timpone della Magara (m 1701), Serra Coppelli (m 1723). Tra questi monti si estendono ariosi pianori adibiti a pascolo: Piano Campolongo, Piano Caramolo, Piano Scifarello, Piano Novacco, Piano del Minatore. Volgendosi verso oriente il Monte Caramolo scende verso la valle del Torrente Garga. Dalla cima del Caramolo si può osservare, in tutta la sua grandezza, l’intera catena del Pollino, composta dalle cime più alte del Parco.

3° giorno – Trasferimento in pullman a Bosco Favino (nel comune di Castelsaraceno- PZ). Escursione: Bosco Favino (mt.1450) / Serra Croce (mt.1900) / Monte Alpi (mt.1999).  Successivamente visita turistica a Latronico. Tempi di percorrenza: 5 h a/r. Difficoltà: E. Rifornimento idrico: Sorgente di Bosco Favino. La camminata è improntata sui grandi paesaggi dalle nuove morfologie. Una vetta importante di poco meno di 2000 metri, la roccia completamente diversa dal Massiccio del Pollino e la posizione geografica del gruppo montuoso ne fa un faro di tutto il Parco. Grandi boschi, rocce particolari, testimonianze geologiche di grande interesse (è stato trovato un fossile di pesce vela risalente a 50 milioni di anni fa), resti di alghe, arenaria, conglomerati vari, rendono unico nel sistema geologico del Parco nazionale del Pollino. La visita di Latronico è un tuffo nella storia di Sant’Egidio, nella struttura urbanistica di un centro abitato collinare testimone di antichi popoli che fuggono dalla malaria e di condizioni climatiche particolari.

4° giorno – Trasferimento a Morano Calabro per visita turistica. Pranzo tipico a Morano Calabro. Nel pomeriggio trasferimento Civita degli Albanesi, passeggiata alle Gole del Raganello e al Ponte del Diavolo. Morano Calabro, con la sua singolare disposizione delle abitazioni, su di un colle, costituisce per gli antropologi, un esempio unico di insediamento umano coeso del “vivere verticale” dove tutti dipendono gli uni dagli altri, in una forma di associazione di mutuo soccorso. Una breve passeggiata con partenza dai resti del castello normanno e fino alla Colleggiata della Maddalena tra vicoli e “vanelle” per “assaporare” i ritmi, gli scorgi e i paesaggi di questo antico borgo della Calabria. Nel pomeriggio, trasferimento a Civita (Çifti, per i locali), uno dei paesini di lingua e cultura albanofona e di rito bizantino-greco. Incastonata tra i dirupi delle ultime propaggini del Pollino è anche adagiata su di uno sperone di roccia a picco sulla Valle del Raganello, sormontata dallo splendido Ponte del Diavolo. Civita è stata rifondata da soldati albanesi intorno al 1471. Una passeggiata tra i vicoli del paese, porta al “Belvedere dagli orizzonti lontani” dove, da un lato si ammira la particolare ubicazione dell’abitato, adagiato tra i monti a costituire un borgo a “nido d’aquila”; dall’altro la grande e severa parete della timpa del Demonio, testimono eventi geologici di immane forza. Civita è anche il paese dei comignoli di recente insignito della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano per la sua accoglienza, qualità ed ospitalità.

5° giorno – Trasferimento in pullman dall’albergo a Colle dell’Impiso. Trek: Colle dell’Impiso (mt.1573) / Piano di Gaudolino (1684 m) / Il Patriarca (1955 m) /Monte Pollino (mt.2248 m) / Piani del Pollino (mt.1.800) / Piano di Vacquarro (1442 m) / Colle dell’Impiso (mt.1573). Tempi di percorrenza: 8 ore. Difficoltà: EE. Rifornimento idrico: Sorgente di Spezzavummula. Questo itinerario è considerato da tutti gli escursionisti la “normale” al Monte Pollino, per la via più bella e spettacolare: grandi paesaggi, notevoli rarità naturalistiche (una per tutte il Patriarca, il pino loricato di 983 anni); praterie d’alta quota che testimoniano ambienti ricchi di specie molto importanti per la biodiversità. E ancora: testimonianze di glaciazioni sugli Appennini, inghiottitoi, spettacolari pareti rocciose incorniciate da silenziosi e maestosi alberi, unici nel loro genere in Italia.

6° giorno – Trasferimento a Cerchiara di Calabria. Trek: Cerchiara di Calabria (650 m) / Parco comunale della Cessuta/ Santa Maria dell’Armi (1015 m). Visita del Santuario. [escursione facoltativa al monte Sellaro (mt.1439)]. Trasferimento in pullman per bagno al mare sulla costa di Sibari. Tempi di percorrenza: 2.30 + 2 ore (salita al Monte Sellaro a/r). Difficoltà: E. Rifornimento idrico: Cerchiara di Calabria – Santuario. Si percorre un tratto di una antica Via Istmica utilizzata dai monaci basiliani fuggiti dalla Grecia a causa della persecuzione iconoclastica messa in atto da Leone X, si attraversa uno splendido bosco misto, per raggiungere il Monastero-fortezza (dal 2005 eretto a Santuario) di Santa Maria delle Armi, unico sopravissuto alle numerosi incursioni bar bariche di epoche successive che hanno saccheggiato e distrutto consistenti testimonianze di questo periodo storico. Il gruppo montuoso del Monte Sèllaro costituisce gli ultimi contrafforti montani del Pollino prima del Mare Jonio. È una montagna ricca di grotte, caverne ed antri: gioia degli speleologi. Per la sua formazione geologica è anche sede di importanti terme già conosciute ai tempi di Plinio il Vecchio. Infine, una passeggiata sulla spiaggia finissima di Villapiana, un tuffo nel Mare Jonio e assaggio del gelato tipico del Barbarossa.

7° giorno – Trasferimento in pullman a Colle Marcione (mt.1227) Trek: Colle Marcione / La Manfriana (mt.1981) / Fagosa (mt. 1300) / Colle Marcione; itinerario quasi interamente ad anello. Tempi di percorrenza: 7 h. Difficoltà: E. Rifornimento idrico: Nessuno. La Manfriana è la montagna di Manfredi, figlio prediletto di Federico II, erede dello spirito battagliero tipico degli Svevi; è anche la montagna dei misteri dei blocchi di roccia, lavorati a mano con lo scopo di costruire un punto di avvistamento e di controllo delle antiche strade di comunicazione tra i territori calabri e lucani. Accanto a questi blocchi di pietra è stata rinvenuta una moneta magno greca.

8° giorno – Nella prima mattinata inizio viaggio di ritorno.

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